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La contemporanea lettura delle tragedie qui riassorbite in unico tessuto, ha avuto il suo non indifferente peso anche
nell'approccio creativo della scenografia. Spazi e situazioni diversi, anche antinomici, sono poi refluiti naturalmente
nell'unico alveo dello spazio scenico del Teatro San Francesco.
Nella Chiesa, tarsia costruttiva scandita da sinergie talvolta contrastanti e memori delle diverse mani intervenute nelle sue carni lapidee, strutture archiacute e monofore a tutto sesto talora invadenti o appena affioranti dalla massa muraria, reclamano il segno della loro presenza, costringendo ad un apparato di scena quale semplice supporto della secolare memoria del sito, che si fa esso stesso veicolo principale della piece nella mise en espace: reiterazione di archi nel ventre
dell'arco trionfale, tendaggi, quasi vele, risucchiati dalla vocazione verticalistica del monumento, passaggi intramurari e dislivelli; tutti elementi che, simbiotici del disordine intellettivo
dell'uomo, cercano nel loro orbitare un proprio stato di quiete, scalando
l'anelito di ricerca al ritmo grandioso e terribile delle risonanze
dell'immortale poeta elisabettiano.
Franco Bruno
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